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…ed eccolo qui!

Federica Saini

Per chi è la notte

seconda parte

Non c’era nulla là fuori; accesi la piccola luce sul tettuccio e guardai meglio.
Un paio di occhi neri ricambiarono lo sguardo e, sotto di essi, un sorriso.
Mi fece cenno di abbassare il finestrino e obbedii.
«Ti sei perso?» mi chiese.
«S… sì, sì credo di sì.»
Lui guardò vero il tunnel, sempre sorridendo.
«È buio pesto li dentro.»
Seguii il suo sguardo e la ferita nella montagna mi sembrò ancora più spaventosa.
Gemetti; lo sconosciuto sbucato dal nulla dovette sentirmi perché rise, e io mi vergognai come un bambino che ha paura di guardare da sé che non ci sia nessun mostro nell’armadio.
«Quanti anni hai?» mi chiese l’estraneo.
“Non abbastanza per attraversare quel tunnel di notte da solo” pensai codardamente.
Lui rise ancora; pensando che la mia faccia avesse risposto da sola, arrossii.
«Dammi un passaggio, dai. Teniamoci compagnia» disse, e prima che facessi in tempo a rifiutare aveva aperto la portiera e si era seduto accanto a me.
Io rimasi, come spesso mi succedeva, senza parole.
«Per chi è la notte?» chiese.
Io lo guardai senza capire, lui indicò l’autoradio che cantava e sorrise ancora, un sorriso adulatore e dolce; avrei detto intenerito dalla mia goffaggine.
«Oh!» risposi, e finalmente sorrisi anche io. D’istinto cercai la risposta nella mente, la risposta che davo sempre da piccolo al termine della filastrocca e che faceva tanto felice la nonna; incredibilmente non trovai nulla.
«Per me, per te…»
Non ricordavo.
Mi imbronciai per un istante.
Non ricordavo il resto: non era solo “per me, per te”, c’era dell’altro.
Nonna sarebbe rimasta delusa.
Ma d’altronde questa situazione non aveva niente a che fare con il vecchio blues che cantava la radio, né con la mia nonna defunta e le sue filastrocche vecchie come il mondo. Mi sbagliavo, però.
Prendendo un pacchetto di sigarette ciancicate dalla tasca della giacca, lo sconosciuto aggiunse: «Non c’era una vecchia storiella che chiedeva di chi era la notte? Com’è che finiva?» Poi mi chiese da accendere, ma io non fumavo, così pigiò con noncuranza il dito sull’accendisigari e attese. Attese la brace elettrica che avrebbe acceso la sua sigaretta e la mia risposta.
Misi in moto e tentai di rispondere: «Sì, c’era; mia nonna me la raccontava spesso. Una storiella sugli streghi, gli uomini dediti alla magia che attendono le loro vittime appollaiati sugli alberi, come corvi.»
La sigaretta si accese, e anche la macchina.
Il tunnel ci fagocitò entrambi senza batter ciglio.
«Come ti chiami, ragazzino?»
«Gianni. E tu?»
«Cosimo.»
Pensai che non era carino chiamarmi “ragazzino”, non sembrava avere molti anni più di me, ma di sicuro i suoi vestiti, le guance ispide, i capelli lunghi e gli occhi inquieti dicevano che se non mi distanziava di molto in età di sicuro mi batteva in esperienza, e questo gli dava tutto il diritto di considerarmi soltanto un ragazzino.
Probabilmente era un vagabondo.
Nel tunnel non solo non c’era la luce, ma i muri erano ridotti a croste raggrumate e non curate sul corpo di un comatoso. Rabbrividii. Cosimo dovette accorgersene.
«Come ci sei finito qui, Gianni?» chiese.
Avanzando con cautela nel buio gli confidai che ero uno di quegli scemi che non amavano l’estate e che rimandano le vacanze fino ai primi di Ottobre.
«Quando la pioggia è dolce, il mare comincia ad essere livido e gli alberghi vuoti?» disse.
Io feci cenno di sì e mi giustificai: «Sì, è da sfigati, lo so» ma lui mi smentì: «No, non lo trovo affatto da sfigati; è romantico invece.»
Lo sbirciai. Era bello – non che non me ne fossi accorto subito: si intravedeva appena il suo profilo affilato, dato che l’unica luce era quella dei fanali e la brace della sua sigaretta, ma anche quel poco che si vedeva era bello.
Arrossii ancora, ma lui non mi poteva vedere e questo mi rincuorò.
«Fai l’università?» mi chiese, io annuii, e dissi che stavo tornando a Bologna dove studiavo e gli feci la stessa domanda; lui sorrise come fosse una battuta.
Con noncuranza provai a chiedere se non avesse paura a prendere passaggi dagli sconosciuti a quell’ora di notte.
«Potrei essere un killer» aggiunsi, scherzando; ma lui si strinse nelle spalle.
«Naaa,» rispose, «le possibilità che due killer stiano facendo la stessa strada di notte sono bassissime» poi si girò a guardarmi, serio.
Mi si gelò la schiena e cadde un silenzio di tomba.
Sentivo i suoi occhi penetranti su di me mentre il gelo mi invadeva la schiena.
Lui ridacchiò: «Cristo, ci hai creduto?!», mi chiese guardandomi allegro, così capii che mi stava prendendo in giro.
Scoppiai a ridere talmente forte che mi dovette aiutare a tenere dritto il volante.
«Attento, scemo!» mi rimproverò, ma rideva e la sua risata era bella come lui.
Qualcosa attraversò di corsa.
Pigiai con tutte le mie forze sul freno, le gomme gridarono e si spalmarono sull’asfalto decrepito. La macchina protestò rumorosamente e poi si spense.
Eravamo immobili nel buio.
«Cos’era?!» chiesi, sudando freddo.
Non mi rispose.
«Cosimo, cos’era?!» chiesi di nuovo.
«Riparti» mi ordinò, serio. «Riparti e rispondimi, Gianni: per chi è la notte?» aggiunse.
Sentivo i suoi occhi puntati su di me, nel buio.
Ma io sudavo freddo e non riuscivo a far ripartire la macchina che mi rispondeva solo con lamenti stentati e sbuffi; la chiave girava a vuoto e mi tremavano le mani.
«Non ci riesco!» gemetti, «Credo di averla ingolfata!»
Ma Cosimo insistette: «Ragazzino, rispondimi o non potrò aiutarti e tu morirai questa notte, qui, in questa macchina e in questo tunnel, hai capito? Per chi è la notte?»
Io mi guardavo attorno, tremando: i fanali si erano spenti con uno schiocco e c’era solo l’oscurità più nera attorno a me, così nera e così profonda, così assoluta da riuscire a vederci dentro ciò che non dovrebbe essere visto, ciò che dovrebbe restare solo dentro la tua testa. Mi passai la lingua sulle labbra riarse: «I… io… io non… non lo so, non me lo ricordo!»
Ero intrappolato in un tunnel dimenticato da Dio e dagli uomini, sotto migliaia di tonnellate di roccia, al limitare di una valle antica come le storie che vi circolavano, in compagnia di uno sconosciuto che mi ordinava di raccontargli la fine di una filastrocca.
«Dimmi per chi è la notte!» ordinava la sua voce.
Attorno alla macchina sospiri, cigolii, risa, e quello che sembrava…
«Era il pianto di un bambino quello?!» chiesi orripilato.
«Non ascoltare lui, ascolta me! PER CHI È LA NOTTE?!»
«IO NON LO SO! NON LO RICORDO!»
«SÌ CHE LO SAI, INVECE, RISPONDIMI! A CHI APPARTIENE LA NOTTE?!»
Il pianto si faceva sempre più vicino, sempre più disperato, rimbombava fra le pareti e dentro la mia testa, appena fuori dalla macchina.
Le lacrime cominciarono a scorrermi sulle guance, non sapevo rispondere, e dato che non sapevo rispondere sarei morto; sarei morto perché non ricordavo una filastrocca sugli streghi.
«Non me lo ricordo…» piansi.
Ero un codardo, ero sempre stato solo un codardo, un ragazzino perso nella notte.
Mi aggrappai al volante, qualcosa piangeva molto più forte di me, molto più disperatamente di me, piangeva dall’oscurità, piangeva come un bambino piccolo non dovrebbe mai ridursi a piangere.
Poi la mano di nonna prese la mia; raggrinzita, dura e confortante, dal buio.
«Per chi è la notte, Gigi?» mi chiese lei.
In tutta quella oscurità mi parve di vedere una scintilla di colore, un ricordo: io sulle ginocchia della nonna, il suo sorriso, le sue carezze.
La risposta.
«PER ME, PER TE, PER TUTTI QUELLI CHE CI CAMMINANO DENTRO! ECCO A CHI APPARTIENE LA NOTTE!» gridai.
Tremavo e sentivo il battito del cuore rimbombarmi nelle orecchie, per questo non mi accorsi subito che l’unico pianto rimasto era il mio.
Sobbalzai quando una mano che non era quella di mia nonna mi passò fra i capelli, ma era solo la confortante, bella mano di Cosimo.
«Bravo ragazzino. Sei stato bravo» sussurrò.
I fanali si riaccesero, la macchina ripartì e, lentamente, uscimmo dall’altra parte del tunnel.
Un timido lampione brillava fra il fogliame autunnale, salutando il nostro ritorno alla civiltà; più in basso, lungo la strada, le luci di un paese.
La portiera si aprì e si richiuse.
Sobbalzai, mi voltai di scatto e, ansimando, lo chiamai.
«Aspetta! Cosimo, aspetta!»
Lui lo fece, si girò, si chinò e si appoggiò con le braccia conserte alla portiera, guardando dentro, verso di me. I capelli lunghi e mossi gli incorniciavano il viso e gli occhi erano neri e pieni di tenerezza.
Mi resi conto che non sapevo cosa chiedergli; chi fosse, cosa fosse la cosa nel tunnel, perché la notte appartenesse a chiunque ci abitasse dentro.
«T… ti rivedrò mai? Se tornassi da queste parti dico» chiesi.
Lui allungò la mano magra e mi fece una carezza in viso, sorridendomi dolcemente, e rispose: «Tu appartieni a queste valli, ragazzino, come me. Ed entrambi apparteniamo alla notte. Non te lo dimenticare e vanne fiero; non sei solo, non sei perso, non averne paura. Ci vivi dentro, dentro ci cammini: sei suo e lei è tua, questa è una grande verità, antica come il mondo. E se mai dovessi tornare da queste parti ti aiuterò, di nuovo, ad attraversarla.»
Detto questo si girò, andò verso il ciglio della strada e uscì dalla luce artificiale per entrare nella notte.
La sua sagoma fece un balzo, e sparì; intravidi le grandi fronde di un vecchio noce, sentii un lungo ululato e vidi le foglie danzare.

fine

l'autrice
Federica Saini

Nata nella fredda periferia milanese fra centri commerciali e acciaierie, cresciuta nell’asettica Milano degli anni duemila e svezzata da licei artistici e scuole del fumetto, in quanto ritenute le uniche speranze di istruzione per una ragazza un po’ troppo inquieta, ha sognato per l’intera adolescenza di vivere in mezzo ai suoi simili – e li ha trovati nella labirintica ma superba città di Genova.
Dopo decenni turbolenti passati a cercare di crearsi una professione artistica, appoggiata dal compagno di una vita ha trovato un po’ di pace nella scrittura prima di racconti brevi che parlano di mostri e luoghi bui (nel blog HumorMidnight.altervista. org) e poi, ormai verso gli “anta”, nella scrittura di romanzi per ragazzi pieni di luce, battaglie e grandi vittorie (L’Orlando avventuroso – la congiura dei Fieschi, edizioni Orto della cultura) con cui ha partecipato al premio Strega ragazzi 2021.
La trovate anche su fedesaini.substack.com